Oggi, 20 gennaio 2014, apprendo della scomparsa da questa dimensione del Maestro CLAUDIO ABBADO. Sapevo della sua malattia che aveva portato anche alla sospensione dei lavori per la sua Orchestra Mozart, ma quando apprendi che non potrai mai più incontrarlo o vederlo dirigere capisci che ti manca una persona che hai sempre ammirato.

Ho conosciuto Abbado nel 1996, il 10 giugno a Brescia, quando collaboravo con Luciano Pavarotti. Filmai il loro concerto nell’ambito dei programmi che facevo con Luciano prima degli annuali Pavarotti & Friends.
Non ebbi l’opportunità di approfondire il rapporto, né di intervistare Claudio, perché era molto riservato. In seguito ho cominciato a leggere il suo nome accanto al mio tra i pochissimi personaggi che appoggiavano Cuba.
L’ho incontrato nuovamente mentre giravo a Roma un reportage sull’Orquesta Juvenil Simon Bolivar del Venezuela, creata negli anni dal Maestro Abreu, che aveva in Gustavo Dudamel la sua perla più brillante. Abbado aveva fatto conoscere questo esperimento nel mondo. Abreu aveva usato la musica classica e i violini per sottrarre migliaia di ragazzi dalla miseria delle favelas.

Claudio Abbado
Quando nell’ottobre 2006 stavo montando per il DVD Roxy Bar n° 18 l’ampio servizio sull’Orchestra del Venezuela non è stato possibile intervistarlo. I suoi impegni e la difficoltà di “entrare nel suo mondo” mi hanno fatto rimandare l’incontro. Sua figlia, Alessandra, che mi ha aiutato nell’impresa, mi consigliava di aspettare il momento giusto. Finalmente l’ho incontrato a Bolzano. Ha completamente stravolto l’intervista, chiedendo di farla in piedi, come un reportage. Di colpo ha reso inutile la postazione delle luci fatta per illuminargli il volto. In compenso, invece dei 5 minuti previsti, è rimasto mezzora. Poi gli ho mandato la copia dell’intervista e ha chiesto di aggiungere altre cose. Sono andato così a trovarlo nello splendido appartamento che ha in centro a Bologna… ed ho capito che quando “entravi nel suo mondo” ti accoglieva senza barriere. Mi portò orgoglioso anche sull’alta mansarda da cui dominavi tutti i rossi tetti del centro di Bologna, tra torri e monumenti. Era una persona con cui avrei parlato per ore e in cui ammiravo la sincera pulizia per come affrontava ogni argomento.
In seguito ho filmato le prove e il concerto di “Pierino e il lupo”, con Roberto Benigni. L’ho trovato molto allegro, forse perché aveva più confidenza con me. Sono stato anche invitato a godermi alcuni concerti in cui ha diretto l’Orchestra Mozart.
Poi ha diradato i suoi impegni, anche perché la salute lo stava tradendo.
Fino alla notizia di questa mattina.

Ora devo riuscire a ritagliarmi il tempo giusto per immergermi nei suoi video che ho girato, molti dei quali non ho mai più riguardato. Voglio montare un omaggio che mostri Claudio Abbado nella verità della sua grandezza, come uomo e come musicista.
Claudio Abbado e Luciano Pavarotti


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  • Mara ha detto:

    Non l’ho mai conosciuto di persona, solo incrociato una fredda mattina di novembre 2013: pallido, solo, sofferente. Ero di corsa, non ebbi il coraggio di dirgli niente. Mi lanciò uno sguardo carico di dolore e del desiderio di non esser visto, di non dare fastidio. Lui, capite, il grande Maestro, si preoccupava di non dare fastidio. Una semplicità, una modestia disarmanti. Saputo della sua morte, sono andata alla camera ardente tre volte. Sentivo che avevo perduto “qualcuno”.Per un anno non è successo nulla. Poi, pian piano, la sua presenza si è fatta strada in me, attraverso vie misteriose. Ho recuperato la Musica, amata in passato e poi trascurata. Mi ha aperto un mondo e gli sarò sempre grata. Lo sento vicino, come una persona di famiglia e sono felice che la “sua” Mozart sia tornata a suonare, come che la sua eredità sociale sia viva e attivissima grata a sua figlia Alessandra.

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